Da queste parti al caso non ci si crede, soprattutto se si tratta di un caso fantastico, e nel fantastico il caso è solo un dolce sussurro dell’oscuro. E così accade che la prima volta in libreria di Amelia, in quel covo di meraviglie che è la Vicolo Stretto di Catania, si sia presentato, solo di dorso, questo libro minuto di un autore prestigioso mai considerato come esploratore delle lande oltre la realtà o come cantore dell’intrusione dei mondi esterni in questo. Una modifica del conosciuto che è sempre un sofferto singulto che rilascia di seguito quel sapore meraviglioso della scoperta. Un’intrusione, insomma, che, proprio come Amelia per i due autori di questo blog, diventa pertugio e poi voragine, inghiottendo ogni cosa. Deformando la realtà stessa.

Il racconto del diverso, del bizzarro, del fantastico è un atto politico (talvolta pure inconsapevole) di apertura verso l’altro, di aggressione furente a tutte le presunte normalità di questo mondo. Lo dimostra il rapporto conflittuale, al limite da solleticare i polpastrelli rapidi della censura o dell’autocensura, che la letteratura fantastica ha instaurato con i regimi del Novecento. Discussione da saggio letterario e da penne critiche, si dirà, non certo da post, e infatti è solo un preambolo utile a presentare la raccolta Racconti fantastici di Su Tong, l’autore noto ai più per l’adattamento del suo romanzo Mogli e concubine in Lanterne Rosse (1991) di Zhang Yimou.

Soltanto verso la fine degli anni Ottanta, quando anche le scorie del realismo socialista di epoca maoista si stavano cominciando a disperdere (l’era del piccolo timoniere Deng Xiaoping era cominciata intorno al 1978), questi racconti cominciarono a uscire in riviste e raccolte, merito dell’urto dell’irrazionale che riapparve raggiante nella letteratura cinese di quel tempo, superando i paletti del realismo socialista che avevano assegnato alla letteratura il compito di raccontare l’ordinario, l’oggettivo. E allora ecco l’irrazionale ripresentarsi – la letteratura cinese classica è ricca di elementi meravigliosi e fantastici, ci ricorda Rosa Lombardi nella bella introduzione al volume – e riporta sulla scena spiriti, mostri, creature del folklore che nella tradizione cinese si distribuiscono in tre grossi tronconi: gli immortali (xian), demoni o fantasmi (gui) e gli spiriti femminili maligni (jing).

I racconti di Su Tong non sono memorabili, ma sono piacevoli, alcuni deliziosi. La lettura procede veloce in un’apparente linearità di storie dal consueto gusto fantastico, ma la corsa a briglie sciolte della narrativa dell’immaginario apre sempre porte dove le porte non ci dovrebbero nemmeno stare. E così capita pure che il primo racconto della raccolta, Il compimento del rito, ci conduca in un mondo stranissimo e antico, eppure contemporaneo, dove c’è un passato che vorrebbe tornare a forza. Il passato si definisce in un rito che consiste nell’usanza di estrarre a sorte un Uomo Demone che, secondo la tradizione, sarebbe stato avvolto in un drappo bianco e posto all’interno di un’enorme giara e battuto a morte. Sembra La lotteria Shirley Jackson, anche se non lo è. Tuttavia è davvero sorprendente leggerli di fila, uno dopo l’altro. C’è un sottobosco di non detto, che è molto più della storia stessa. In fondo, l’atto politico del fantastico – l’enorme terrore dei regimi – è l’ingenuità di un racconto che, senza dire niente di preciso, offre milioni di porte. Vi andrebbe di aprirle?

La citazione di Sicilian Book Jockey:

«L’Uomo Demone era sorteggiato tra gli abitanti del villaggio e offerto allo spirito degli antenati. Il rito si compiva ogni tre anni, nel giorno stabilito tutti gli abitanti del villaggio si riunivano nel tempio degli antenati».

PS Questo post è la puntata numero 62/365 di #unraccontoalgiorno, la sfida che lanciata da Agnese (e adesso anche da Amelia) che mi/la/vi/ci impegna a condividere il diario dei racconti letti/riletti/in lettura nel corso di 365 giorni.

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