Questo è un libro che appartiene alla “libreria di Rosario”. Certo, più passeranno gli anni più ci sarà difficile distinguere i libri ante nuptias, da quelli post nuptias, ma alcuni di loro hanno un carattere così forte, che è difficile dimenticarli. E questo è proprio uno di questi, di quelli che Rosario rivendica orgogliosamente. Questo libro, inoltre, ha un altro primato: mi ha accompagnata durante le ultime settimane di gravidanza e durante le prime settimane di vita di Amelia. Nonostante lo sconvolgimento nelle nostre vite, lui era lì, tacito e presente, ad aspettarmi. Non è stato sicuramente facile finirlo, ma sarebbe stato impossibile non farlo. Perché La nube purpurea di Shiel non è uno di quei libri che puoi iniziare a cuor leggero. È un libro che ti prende e ti porta con sé, negli abissi di un mondo apocalittico e sconvolgente, un mondo spaventoso e magnifico insieme, dove l’orrore è dietro l’angolo perché la Natura si sta riprendendo quello che le è stato tolto. Un mondo dove il mondo che conosciamo non esiste più, persino la Sicilia è scomparsa: «Ma quando credevo di essere arrivato mi trovai davanti a un orrore, perché non c’era più l’Italia meridionale, né c’era la Sicilia, a meno che un’isoletta lunga cinque miglia fosse la Sicilia». Tutto ciò nelle mani di un «Adamo moderno» che «ha più di seicentomila anni di saggezza, paragonato al primo» in preda a deliri di onnipotenza, e di una primigenia «Eva greca, o Leda». È un libro che scandaglia le oscure profondità dell’animo umano e ne tira fuori tutto ciò che va oltre lo scibile. Difficile trovare parole più adatte di quelle di Manganelli, quando lo definisce «matto e rapinoso, un sogno, un delirio, un’allucinazione, […] un oggetto letterario di forma e dimensioni inconsuete; […] un animale impossibile, venuto dallo spazio o dalle schiume d’Acheronte». E l’immensità di Shiel sta proprio nel riuscire a dare forma a questo delirio, a tenere in piedi una struttura narrativa fragilissima data l’esiguità dei personaggi, e a plasmarla sino a raggiungere vette altissime. E proprio in questo panorama di distruzione e rinascita, si erge lei, Amelia, giunta in mezzo a noi con una prepotenza d’altri tempi, a sindacare persino sulle mie letture. Chissà cos’altro mi riserverà, adesso.

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