Di recente ho rimuginato a lungo sull’ultimo libro di racconti in lettura. È una pratica comune, certo, ma c’era qualcosa di più, un fremito inspiegabile. Solo più tardi ne ho compreso la ragione: il titolo riflessivo di questo volume, Tra due specchi (edizione fahrenheit 451, 2004, Roma) è, in realtà, un unico e complesso volume di storie presenti e future che riguardano la mia vita reale, in mezzo a due specchi che ospitano forme indefinibili. Questo libro è una specie di guida per la sopravvivenza, un manuale di mondi femminili, ma anche un avviso che preconizza la mia vita familiare. Perché questi due specchi sono già potenzialmente in casa: uno è tenuto in piedi da Agnese, l’altro sarà issato a breve da una nuova piccola presenza. Due limiti del reale, due sfilacciamenti della realtà che potrebbero facilmente condurmi a diventare il padre confuso e mite del bellissimo Lady Bird di Greta Gerwig. O forse no.

Insomma, immagino la mia vita prossima tra questi due specchi che fanno dipanare cose strane e io, come il parente meno fascinoso del Thomas Carnacki di Hodgson, starò qui a fare l’indagatore dell’incubo quotidiano. Le alette del libro, infatti, mi mettono malignamente in guardia perché nel fantastico femminile «l’indicibile viene espresso al limite di una soglia espressiva che segna il confine tra una realtà certa e totalizzante e la verità dell’esistenza».

Ma io non ho paura. Non faccio un passo indietro di fronte a questi due specchi che deformano il cono di luce dell’esistenza. Come atto di coraggio, pertanto, voglio scegliere un racconto simbolo: “Lo specchio” di Amparo Dàvila, la storia di uno specchio-portale per altri mondi. Alla fine, come i protagonisti del racconto, mi sento di essere stato eletto per assistere a tutto quello che questi specchi mi offriranno, alle ombre cangianti e alle figure informi, alle meraviglie nascoste e alla disperazione, alle prime e alle ultime cose che mai verranno, a tutto quello che c’è e che non ci sarà.

La citazione di Sicilian Book Jockey:

«Non coprimmo più lo specchio. Eravamo stati eletti e, come tali, accettammo senza ribellione né violenza, ma con la rassegnazione dell’ineluttabile».

PS Questo post è la puntata numero 61/365 di #unraccontoalgiorno, la sfida che lanciata da Agnese che mi/la/vi/ci impegna a condividere il diario dei racconti letti/riletti/in lettura nel corso di 365 giorni.

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